STAYHÖME

Riconquistare la città!

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tempo di lettura: 3 minuti e 40 secondi

Il confinamento dei mesi scorsi ha ridato centralità alla questione sul modo in cui viviamo lo spazio domestico. Quella che, più delle altre, ha assunto un ruolo chiave è come soddisfare l’esigenza di vivere in spazi luminosi e aperti anche quando “casa” è inserita in un ambiente urbano affollato. In questo contesto il balcone è diventato un elemento chiave e sembra destinato a “guadagnare metri”.

Dal mondo dell’architettura delle grandi firme è già arrivata, in tempi non sospetti, una soluzione che negli ultimi anni capeggia le riviste diventando l’oggetto del desiderio delle città più glamour1. Stiamo parlando del Bosco Verticale di Stefano Boeri, la “torre per alberi abitata da umani, dispositivo architettonico per la riforestazione delle città” che sembra un’oasi verde nel deserto urbano e anche un po’ un miraggio perché, si sa, permettersi un appartamento con balcone nel bosco verticale, a causa di ovvie questioni economiche, è prerogativa di pochi.

Avere uno spazio aperto in città è davvero un privilegio, non potremmo progettare soluzioni più abbordabili e eque?

Il dispositivo spagnolo STAYHÖME cerca di rispondere a questa domanda, e lo fa con una buon dose di ironia.

Cartolina n° 8

data: 18 V 2021
luogo: Madrid, Spagna (Europa)
n° di serie: 8
© STAYHÖME - Immagine virtuale. Autore: Luis Quintano

L’architetto madrileno Luis Quintano, in occasione del concorso di idee "Architettura del giorno dopo" organizzato dalla Mutua ASEMAS2, ha ideato un prototipo standardizzato per l'installazione di balconi sulle facciate di edifici esistenti.

Il progetto propone un sistema di costruzione semplice, da montare Do It Yourself e da personalizzare. L’obbiettivo è renderlo standardizzabile, per questo al prototipo è stato dato il nome di STAYHÖME, una parola che gioca con il vocabolario IKEA e con il desiderio di vederlo su tutte le facciate d’Europa, proprio come i mobili del colosso svedese che sono ovunque, perfettamente adattabili e al tempo stesso assolutamente riconoscibili.

© STAYHÖME - Libretto d’istruzioni. Autore: Luis Quintano

Nei mesi scorsi, complici le restrizioni per il Covid-19, il balcone è diventato il nostro spazio pubblico, custode di un barlume di connessione sociale, un valore che ha riguadagnato e che si spera mantenga anche in futuro. È per questo che il progetto STAYHÖME ha una visione ampia, capace di mettere in discussione l’architettura delle città indipendentemente dall’emergenza. Che le facciate degli edifici siano piene di vita è un aspetto che può migliorare la qualità abitativa di interi quartieri, dal balcone si può osservare l’ambiente in cui siamo inseriti, si può vedere la vita scorrere e si possono anche stabilire legami, alleviando solitudini e isolamenti.

Per esempio il dispositivo sarebbe l’ideale per dare qualità ai quartieri periferici e alle case popolari dove manca lo spazio pubblico e dove si risparmia sui balconi. In questo modo invece ciascuna famiglia potrebbe avere a disposizione un sistema di moduli (singoli, doppi, tripli) di spazio esterno (coperto o scoperto) e un set di accessori con cui divertirsi a configurare il balcone ideale.

© STAYHÖME - Possibilità d’uso. Autore: Luis Quintano

Le possibilità di configurazione di STAYHÖME sono numerose e per renderlo adattabile a tutte le variabili e a tutti i tipi di facciate, l’architetto ha messo a punto un sistema tecnico che accoppia la struttura esterna dei balconi ad un sistema strutturale interno che distribuisce i carichi anche alla soletta orizzontale. Il principio è quello dei “puntelli” che vengono mascherati e trasformati in elementi di arredo personalizzabili. Quintano sta lavorando anche alla standardizzazione della produzione, cosa che permetterebbe una notevole riduzione dei costi.

© STAYHÖME - Dettaglio costruttivo. Autore: Luis Quintano Navarro

La forza del progetto trascende le restrizioni dovute al Covid-19 perché, oltre ad apportare un miglioramento alla qualità della vita in città, è una proposta per la riconquista del ruolo del cittadino nella progettazione dello spazio. Infatti l’autore specifica:

L'importante è che l'utente decida il grado in cui vuole relazionarsi o meno con i vicini, se vuole avere un giardino, uno spazio per la lettura, se preferisce uno spazio giochi per bambini o un balcone da cui osservare il mondo, e così via. In questo modo il cittadino partecipa attivamente alla progettazione della città, e scardina il sistema dell’attuale urbanistica imposta.

Ecco quindi che, per cominciare, serve il sostegno di un'amministrazione lungimirante che abbia a cuore la qualità urbana del proprio ambiente e abbia voglia di mettere in discussione metodi e leggi della pianificazione urbanistica. Tuttavia, ammette l’architetto “ora il mondo è concentrato su altre cose e le esigenze del confinamento sembrano già molto lontane”.  

Sebbene STAYHÖME nasca da un'utopia di conquista dello spazio aperto, il progetto ha tutte le carte in regola per svilupparsi nel reale; reso noto alla stampa spagnola a metà settembre, ha ricevuto molte buone recensioni da parte di architetti, ingegneri, imprese di costruzione e fornitori di materiali, anche se ciò che sorprende è che:

“il più grande sostegno arriva da parte delle persone al di fuori del mondo del design e dell’architettura, a dimostrazione del fatto che c’è una necessità di progetti come questo per cambiare le nostre città".

La società sa riconoscere il valore dei progetti che hanno la capacità di produrre cambiamento, alla piccola scala, e di riscattare il potere decisionale delle persone.

Quindi amministrazioni, aziende, gruppi formali e informali, fatevi avanti, il progetto STAYHÖME cerca casa, anzi cerca una facciata da cui cominciare. Il tempo è quello giusto perché, come diceva Victor Hugo, “nessun esercito può resistere alla forza di un’idea il cui momento è arrivato!”.

© Collage by Cartoline

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1

Secondo la classifica di Funweek il Bosco Verticale è l’edificio più “instagrammato” di Milano;

2

STAYHÖME si è classificato come progetto finalista.